Il rapporto ISMEA sui vini in Toscana nel 2017 evidenzia una decrescita della produzione

 

 

winetradejournal by Retailtrend.it (fonte Regione Toscana /Marco Ceccarini) – Il vino toscano nel 2017: è questo il tema del rapporto predisposto da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e presentato in occasione della giornata inaugurale delle anteprime di Toscana 2018. Ecco una sintesi dei dati che sono emersi.

La produzione vitivincola
Quella del 2017 è stata una delle vendemmie che più hanno risentito del mutamento climatico degli ultimi anni. Il risultato è che la produzione di vino in Toscana è scesa a 1 milione 600 mila ettolitri, 1 milione in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione del 38 per cento, mentre a livello nazionale Ismea ed Unione italiana dei vini stimano volumi di produzione sui 40 milioni di ettolitri, con una flessione del 26 per cento rispetto al 2016.
Strutturalmente la Toscana è una terra di vini rossi. Circa l’88 per cento dei vini toscani, infatti, sono rossi. E di questi, i più sono produzioni Dop, ossia Doc e Dogc. E proprio la produzione Dop interessa la quasi totalità della superficie viticola regionale, essendo pari al 93 per cento, tra bianchi e rossi, mentre la media nazionale è del 56 per cento.
Più in dettaglio, la vendemmia 2017 ha portato in cantina circa 2 milioni 300 mila quintali di uve, che hanno prodotto 1 milione 167 mila ettolitri di vino Dop e 391 mila ettolitri di vino Igp.

In Toscana il numero di aziende con vite è di oltre 22 mila unità, delle quali poco più di 15 mila con vite da vino Dop. Si tratta di aziende contrassegnate da dimensioni piccole o medio-piccole, anche se non mancano alcune aziende di ampiezza rilevante. Venti sono le cantine sociali, la cui produzione è stata pari al 13 per cento del totale regionale.

Le caratteristiche dei vigneti
Il quadro generale toscano evidenzia un tipo di vigneto vivace, dinamico ed orientato all’innovazione. Nell’ultimo decennio la superficie a vite della Toscana si è ridotta solo
marginalmente, meno 6 per cento, ed anzi di recente ha ricominciato ad espandersi ed a migliorarsi grazie anche agli strumenti, gestiti dalla Regione Toscana, messi a disposizione delle politiche comunitarie, che hanno fatto sì che oltre il 43 per cento dei vigneti toscani si sia rinnovato e il 24 per cento, oltre 14 mila ettari, lo abbia fatto nell’ultimo decennio.
In Toscana, secondo dati regionali, il vitigno più rappresentativo è il Sangiovese, con il 62 per cento dell’intera superficie iscritta allo schedario viticolo, seguito dal Merlot e dal Cabernet Sauvignon rispettivamente con l’8 e il 6 per cento. La Toscana conta 58 riconoscimenti tra Dop e Igp.
Il patrimonio ampelografico regionale è alla base dei 58 riconoscimenti tra Dop e Igp. Delle 52 Dop, per inciso, ben 11 sono Docg e le altre 41 Doc, mentre 6 sono le Igp.
Nonostante questo elevato numero di riconoscimenti, i punti di riferimento dimensionali rimangono il Chianti e il Chianti Classico, rispettivamente con il 44 e il 21 per cento della superficie.
Il Brunello e il Nobile seguono a molta distanza con il 6 e il 4 per cento. Per quanto riguarda le Igp, sono stati oltre 12 mila gli ettari interessati nel 2017, con la quasi totalità della produzione afferente all’Igp Toscana.

Il valore della produzione
Il valore ex fabrica generato dalla filiera dei vini Dop e Igp imbottigliati toscani è stimata nell’ordine del miliardo di euro, circa 850 milioni di euro per i Dop cui si aggiungono 148 milioni per le Igp, pari al 12 per cento sul totale di 8 miliardi 200 milioni di euro stimato da Ismea per l’Italia.
Il sistema di valori materiali ed immateriali legato al vino toscano trova ampia risonanza all’estero.
Quasi il 60 per cento della produzione certificata regionale, considerando un’annata produttiva normale, prende la via dei mercati esteri, rappresentando circa il 20 per cento del totale export di vini Dop fermi nazionali. Infatti, ogni anno circa 900 mila ettolitri di vino toscano trovano spazio sui mercati internazionali, in un rapporto fino a oggi piuttosto stabile tra paesi extracomunitari e comunitari, circa 57 e 43 per cento, per un fatturato di oltre 560 milioni di euro, evidenziando una capacità di proiezione verso mercati lontani tutt’altro che tipica del food & beverage italiano, ancora prevalentemente orientato verso i mercati più vicini.

L’andamento del mercato
Nonostante Stati Uniti e Germania si confermino i due principali Paesi di destinazione ed insieme rappresentino oltre il 50 per cento del mercato toscano delle Dop, si rileva un graduale spostamento dei flussi dai tradizionali e già consolidati mercati verso quelli più piccoli, geograficamente distanti ma in grande crescita.
Nello specifico, le prime cinque destinazioni per rilevanza in valore nel 2016 hanno perso il 5 per cento del mercato e nel 2017 sono rimaste stabili, mentre le restanti destinazioni sono cresciute del 2 per cento nel 2016 e del 3 per cento nel 2017. In particolare, la battuta d’arresto si è registrata in tutti i principali Paesi clienti ad eccezione del Regno Unito e della Russia che ha fatto registrare una decisa crescita della domanda. Anche le esportazioni verso il Canada e la Svizzera sono aumentate.
Un’ulteriore evidenza che emerge dall’analisi, riguarda il posizionamento e le quote di mercato nelle destinazioni più tradizionali. Queste non rappresentano affatto una tranquilla garanzia, ma influenzate da fattori di mercato, nonché da meno controllabili elementi di geopolitica, richiedono presidio, attenzione e continui sforzi commerciali nonostante la solidità e notorietà di marchi di cui la vitivinicoltura toscana può ampiamente vantare.
Una sistemica analisi dei valori di vendita sui mercati esteri evidenzia che, a fronte di un valore medio complessivo cresciuto del 5 per cento negli ultimi tre anni, le performance migliori per i vini toscani sono quelle ottenute fuori dai confini comunitari dove il “prezzo” medio di vendita è cresciuto del 7 per cento, a fronte di una stabilità del mercato interno all’Unione Europea.

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